
Autore: Edi Grzunov
Data di pubblicazione: 07 aprile 2026
VIAGGIO NEL TRIVENETO: A VERONA E ROVIGO IL SALTO DI LIVELLO LO FA IL LAVORO DI SQUADRA
Verona e Rovigo condividono un tratto importante: hanno un tessuto imprenditoriale diffuso, fatto di relazioni, continuità e passaggi delicati tra le generazioni.
In un contesto come questo, la differenza non la fa soltanto la competenza tecnica. La fanno anche il modo in cui si costruisce la fiducia, si lavora in squadra e si accompagna il cliente in una visione più ampia del patrimonio.
Ne ho parlato con Pietro Badiello, District Manager di Verona e Rovigo, in questa seconda tappa di Viaggio nel Triveneto.
LinkedIn di Pietro Badiello.
Se pensi alle caratteristiche del tuo territorio e della tua squadra, qual è il profilo che senti di poter aiutare meglio a fare un salto di livello nel corso del prossimo anno?
Considerata la crescita del gruppo storico di Verona e Rovigo negli ultimi tre anni, penso soprattutto a un professionista esperto e solido, che stia cercando più libertà operativa e un ambiente sereno e collaborativo. Una persona che abbia già una base di relazioni e un approccio consulenziale, ma senta l’esigenza di evolvere verso una consulenza patrimoniale integrata e digitale. Dal mio punto di vista, il salto di qualità avviene quando la competenza del singolo e il contesto in cui opera iniziano a
lavorare insieme.
In che modo capisci se un candidato è adatto al tuo modello di lavoro e alla tua squadra?
Il nostro è un lavoro da solisti, ma non può funzionare bene senza spirito di gruppo. Mi viene in mente un principio delle Frecce Tricolori: cercare un bravo pilota che sia anche il migliore a fare gruppo. Per questo, nelle conversazioni, provo a capire disponibilità, attitudine al lavoro di squadra e soprattutto se quella persona, a livello umano e professionale, può portare vero valore aggiunto al distretto.
Sempre parlando del tuo territorio, quanto fa la differenza un approccio basato sulla consulenza patrimoniale, o di vita, rispetto a uno centrato sul prodotto?
Fa tutta la differenza. C’è chi fa consulenza parlando di mercati e chi la fa ascoltando vite: sono due mestieri diversi. Oggi dobbiamo accelerare questa discontinuità. Parlare di obiettivi, storia familiare, bisogni e traiettorie conta più che parlare di strumenti. I prodotti restano strumenti. Il vero salto di livello è passare da gestore di portafoglio a consulente di fiducia.
Verona e Rovigo presentano dinamiche locali molto diverse. Quali sono quelle che incidono di più sul lavoro del consulente?
Sono territori differenti ma interconnessi. Verona è un polo di collegamento tra Italia ed Europa, con logistica, agroalimentare e turismo; Rovigo ha una vocazione più legata ad agricoltura, industria e artigianato. In entrambi i casi pesa molto la presenza di piccole e medie imprese familiari. Questo significa che il consulente deve saper lavorare sulla continuità aziendale, sui passaggi generazionali, sulla digitalizzazione e l’internazionalizzazione. È una sfida, ma anche una grande opportunità per chi sa stare vicino a famiglie e imprenditori con visione.
Qual è un comportamento che vuoi vedere sempre nel tuo gruppo?
La disponibilità a condividere esperienza e ad alzare insieme il livello. La qualità professionale conta, ma in un distretto la si può veder crescere davvero solo se diventa patrimonio comune.
E qual è il motivo più onesto per cui un professionista valido dovrebbe incontrarti?
Per capire se oggi può esistere un contesto più coerente con il suo modo di lavorare. Non sempre si cerca un cambiamento per insoddisfazione; a volte lo si cerca per evolvere. E quando trovi libertà operativa, metodo e una squadra che ti aiuta a crescere, la differenza si vede.
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