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Autore: Edi Grzunov

Data di pubblicazione: 29 aprile 2026

VIAGGIO NEL TRIVENETO: VENEZIA E TREVISO, DOVE LA CONSULENZA SA PARLARE LINGUAGGI DIVERSI

Tra Venezia, Mestre e Treviso convivono mondi economici e sociali molto diversi: turismo, manifattura, piccola e media impresa, famiglie con bisogni anche molto eterogenei.

È un territorio che non perdona gli automatismi e le standardizzazioni e premia i professionisti capaci di leggere il contesto con apertura mentale e visione d’insieme.

Ne ho parlato con Stefano Da Rin, District Manager di Mestre e Treviso, in questa nuova tappa di Viaggio nel Triveneto.

LinkedIn di Stefano Da Rin

Il tuo è un territorio misto tra metropoli, provincia ed economia turistica. Qual è il profilo ideale di un consulente per operare bene in questi territori?

È un territorio con clienti e settori molto diversi, ma con un fattore comune fortissimo: l’alta presenza di imprenditori, piccoli e medi. Per questo serve un consulente con mente aperta, capace di muoversi davanti a tipologie di clientela differenti. Venezia ha una dinamica legata ai flussi turistici e alla stagionalità; la terraferma mestrina e trevigiana ha una vocazione più manifatturiera; poi ci sono la Riviera del Brenta, il vitivinicolo dell’alto trevigiano, il turismo balneare e montano. Non si può lavorare qui con un approccio unico e rigido.

Se dovessi descrivere la traiettoria ideale, quali tappe concrete aiutano un professionista a sentirsi efficace fin da subito?

Partiamo da una base molto favorevole. Credo che una mente aperta al life circle, quindi a una logica di cliente e non di prodotto, sia il primo passo. Poi servono attenzione alle diverse tipologie di interlocutori, aggiornamento costante e capacità di usare davvero l’offerta che la banca mette a disposizione. Questo dà forza al professionista già dai primi passi.

Tu e la tua squadra come impostate la consulenza per famiglie e imprenditori con esigenze complesse?

Il cliente è sempre al primo posto. È il principio che ci guida ogni giorno. La forza sta nella possibilità di personalizzare le proposte, lavorando sulla gestione del patrimonio, sulla sua creazione, sulla trasmissibilità e anche sul credito come asset nella gestione finanziaria di famiglia e impresa. Costi e benefici, life circle, visione d’insieme: famiglia, azienda e benessere devono stare dentro la stessa lettura.

In un territorio come il tuo, quale rete di relazioni conta davvero?

Contano associazioni, ordini, imprese, comunità, ma anche le relazioni personali. Eventi, salotti finanziari e visibilità sono utili, ma la vera differenza la fanno l’appartenenza al territorio e la concretezza. Il passaparola continua a essere un veicolo molto forte. Essere presenti e credibili è la chiave.

Come gestisci il rapporto tra standard e autonomia?

Lavorare per obiettivi, con programmazione e progettazione seria, permette di tenere insieme autonomia individuale e direzione comune. Ognuno ha tempi e modi propri, ma l’obiettivo deve restare condiviso. La squadra funziona quando la personalizzazione e la visione comune riescono a coesistere.

Se potessi automatizzare una sola cosa per liberare tempo ai consulenti, cosa sceglieresti?

In un territorio dove ogni quattro abitanti c’è un’azienda, semplificherei soprattutto le procedure più complesse: aperture corporate, ADS, minori, residenti esteri. Un supporto digitale e, dove sensato, dell’IA potrebbe ridurre errori e alleggerire attività a basso valore. Più agilità tra rete e struttura bancaria aiuterebbe tutti a dedicare più tempo alla relazione e al business comune.

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